L’importanza di avercelo dritto…

Domenica 2 novembre.

Una giornata di sole fantastica. Perfetta per organizzare una bella grigliatona in compagnia di amici, con tanto di sfida piccante alla Man Vs Food!

Dopo una mangiata fantastica, siamo tutti un po’ in relax post abbuffata. Ad un certo punto il padrone di casa fa spuntare… Un Game Boy! Il primo, mitico, enorme modello! Mi mostra alcuni dei suoi giochi, tutti ottimi, ma la mia attenzione è rivolta ad uno soltanto: sua maestà TETRIS!

Inizio a giocare e non riesco più a staccarmi da quello schermetto piccolo ed inguardabile… Mentre sto aspettando il pezzo dritto, dopo aver costruito un muro immenso con un solo lato mancante (alzi la mano chi non lo fa!) mi metto a riflettere sul significato di quello che sta accadendo.

Ho per le mani un gioco vecchissimo, gira su un catorcio che a malapena mi permette di vedere ciò che sto facendo, eppure mi sto divertendo come un maniaco in un bagno pubblico per signore. “Effetto nostalgia, vecchio di merda” direte voi. Invece non si tratta affatto di questo. Non è che Tetris sia un gioco a cui non giocavo da anni, né un titolo dimenticato è raro. Si può trovare tuttora in mille varianti e su qualsiasi piattaforma e, nonostante il primo modello di Game Boy conservi intatto il suo fascino, oggettivamente al giorno d’oggi è uno schifo giocarci.image

Smetto di giocare, un po’ per non fare l’asociale di merda, un po’ obbligato da mia moglie che continua a piantarmi i gomiti tra le costole, ma non smetto di provare a capire COSA di quei momenti mi stava facendo divertire tanto.

Poso il Game Boy ed ecco che arriva un altro ragazzo, se lo piglia, inserisce la cartuccia di Super Mario Land, si rannicchia in un angolo e torna, dopo un’oretta, per fare sentire a tutti la canzoncina finale del gioco. L’aveva finito!

Vederlo pavoneggiarsi delle sue eroiche gesta ha dato risposta a tutte le mie domande.

Perché mi stavo divertendo così tanto? Perché anche lui si era fatto prendere al punto da finire il gioco tutto d’un fiato? Perché questo accadeva nonostante la console ed i giochi fossero così vetusti?

Semplicemente perché quei pezzi da museo sono PURO GAMEPLAY.

La quintessenza del videogioco, strutturati per essere immediati ed intuitivi, ma impegnativi (che non vuol dire necessariamente difficili), capaci di mantenere viva la concentrazione di chi gioca dal primo all’ultimo istante, coinvolgendo il cervello più che gli occhi e i riflessi.

Potremo avere macchine sempre più potenti, risoluzioni da far sembrare pixellosa la realtà, mille frame al secondo, tutte cose piacevolissime e necessarie ormai. Ma ogni volta che mancherà un gameplay affascinante e coinvolgente, avremo per le mani sempre un brutto gioco.

Alla prossima grigliata selvaggia Dario! Sfida “birra e salsicce”???

Cazzo, questo è gameplay!