Io sono Raziel…

Anno Domini 1999.

Esce sulla divina Ps1 (Dreamcast e Pc) un gioco che mi resterà incollato addosso per sempre: Legacy of Kain: Soul Reaver.

Vestiamo i panni di Raziel, un vampiro decaduto e mezzo decomposto (davvero!) che cerca vendetta contro il proprio carnefice, il signore dei vampiri Kain. Un personaggio veramente figo e cazzutissimo! Non vi racconto di più perché dovete recuperarlo e giocarlo!

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Stiamo parlando di uno dei migliori action platform 3D di sempre per la prima console Sony! Il mondo di gioco è vasto e variegato, si passa da tetri castelli a cattedrali diroccate, da grotte inquietanti a mondi sommersi, il tutto ispirato all’architettura gotica e medievale.

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Il fatto che il protagonista fosse più morto che vivo, intrappolato in una specie di limbo, gli permetteva di spostarsi a piacimento dal mondo reale al mondo delle ombre. Questo passaggio modificava, a volte profondamante, l’ambiente circostante e proprio questa era l’abilità principale che ci permetteva di risolvere gli enigmi ed avanzare nel labirintico mondo di Nosgoth. Alcuni esempi: l’acqua, trappola mortale per ogni vampiro, nel mondo delle ombre è inconsistente come l’aria. Passando nella dimensione oscura ci era possibile quindi attraversare cascate e condotti senza subire alcun danno; per contro, nel mondo delle ombre, ci risultava impossibile interagire con oggetti mobili, essendo essi privi di materia. Tornando al piano reale invece avremmo avuto la possibilità di premere interruttori, spostare casse, ecc.

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Nell’affrontare l’avventura, non solo dovevamo risolvere intricati enigmi per liberarci la strada e picchiare tutti i vampiri stronzi che volevano rispedirci all’inferno, ma dovevamo fare anche attenzione a nutrirci delle loro anime per mantenere piena la barra di energia. Mantenere in piedi il nostro corpo mortale infatti prosciugava lentamente l’energia. Una volta esaurita la barra, il corpo feticcio si sarebbe dissolto, spingendoci nel regno delle ombre, con conseguente necessità di affrontare nemici per recuperare anime e rifare il percorso.

Avanzando nel gioco e sterminando uno ad uno i nostri fratelli deformi e corrotti, avremmo ottenuto inoltre, dalle loro anime, nuove abilità e poteri, da sfruttare nella soluzione di enigmi sempre più ostici.

Insomma, un gioco veramente ben fatto, sia tecnicamente (considerando anche i limiti della macchina su cui girava), sia dal punto di vista dell’ambientazione e caratterizzazione dei personaggi, con un design nuovo e stiloso, una giocabilità molto buona (potrei dire ottima, ma una telecamera ballerina a volte la compromette) e un livello di sfida interessante ed avvincente!

Mi sono ripromesso all’inizio dell’articolo di non spifferare altri dettagli sulla trama, ma una nota dolente di Soul Reaver è proprio il finale… Perché? Scopritelo!

Il gioco ebbe anche due seguiti su Ps2: Soul Reaver 2 e Defiance.

Dei seguiti non parlo, proprio perché sarei costretto a rivelarvi particolari della trama… Vi basti sapere che Soul Reaver 2 era veramente ben fatto, degno proseguimento della storia e della giocabilità del primo, ma Defiance fu una schifezza totale e della saga non si ebbero più notizie, purtroppo.

Chi di voi li ha giocati e, come me, li rimpiange?

Non vorreste un nuovo capitolo sulle nuove console?